Calabria

Premio Shahrazad a Vittoria Saccà

bla bla bla ioSTEFANACONI – Tra i premiati del “Premio Shahrazad”, anche la giornalista Vittoria Saccà.

Il Premio Shahraza è unico nel suo genere perché si fonda sui veri principi dell’eterogeneità e del  pluralismo Ad essere premiate, infatti, sono state figure di uomini e donne della terra di Calabria, che nell’ambito delle loro attività, hanno cercato di valorizzare l’essere femminile mettendolo sullo stesso piano di quello maschile, perché sia l’uno che l’altro sono le facce di una stessa medaglia.

Da qui l’intitolazione del premio a Shahrazad, come ha illustrato il colonnello Pasquale Romano, presidente di Gam, durante la cerimonia di premiazione che si è svolta presso l’Accademia delle belle arti Fidia. Un luogo, quest’ultima, che è una bella realtà e che dà al paese luce e vita, quella dei tanti giovani che la frequentano.

L’idea di istituire tale premio, appartiene all’associazione GAM (Gabbiano Anna Maria), al club per l’ Unesco di Vibo Valentia e all’ associazione MedExperience.

Shahrazad, è la fanciulla protagonista della silloge favolistica d’ambiente islamico nota come Le mille e una notte. «La giovane sposa – ha detto Romano – racconta storie di varie origini etniche e che coprono un esteso territorio, dal Mali al Marocco sulla costa Atlantica del Nord Africa, fino all’India, la Mongolia e la Cina. Si entra così in un mondo musulmano che ignora le frontiere separanti culture lontane e diverse, effettuando un’ esperienza pluralista, diventando così, questa donna, un simbolo del genio islamico femminile. Figlia del Gran Visir, si offre come vittima sacrificale per sposare il re Shahryar che, tradito tempo prima, non solo aveva ucciso la propria moglie, ma aveva anche proceduto a decapitare sistematicamente all’alba, centinaia di vergini innocenti, ciascuna da lui sposata la sera prima. Contro il parere del padre, Shahrazad insiste nel confrontarsi con il re per tentare di porre fine alle stragi.  E’ per questo che Shahrazad è considerata, dalle donne islamiche, una eroina politica, praticamente una femminista ante-litteram».

La giovane aristocratica, con intelligenza, fu in grado di influenzare gli uomini di potere, di poter controllare le paure, vincendo con il piano che mise in atto. Pensò, la prima notte, l’incanto di una storia che catturasse il re abbastanza da volerne ascoltarla un’altra e così via.

«Se noi collochiamo questa giovane donna, in un contesto eminentemente politico, spesso trascurato da noi occidentali, dove il personaggio è sminuito come frivola intrattenitrice, – ha proseguito Romano – la sua rilevanza come modello comportamentale, diventa palese. Se ci si concentra sul suo obiettivo e su come ha salvato non solo se stessa, ma anche il regno intero, agendo lentamente sul principale responsabile delle decisioni, il re, la sua iniziale posizione di debolezza non fa che esaltare il risultato raggiunto. Non solo la sua strategia funziona, dal momento che il re rinuncia al suo macabro progetto di decapitare le sue spose all’alba, ma riesce anche a sovvertire le convinzioni, le motivazioni e la psiche profonda del marito, dato che egli riconosce, dopo i primi sei mesi, di aver avuto torto assoluto nella sua collera contro le donne». Tanto da farlo pentire «delle violenze che ho usato alle donne, di aver ucciso così tante di loro».

Ecco, ha aggiunto il colonnello «in un periodo in cui la parola femminismo è così tanto usata in maniera distorta e spesso per fini utilitaristici di questa o quell’altra fazione, l’eroina Shahrazad ci rammenta cosa questo concetto significhi: il riconoscimento della donna come essere forte, indipendente e pari all’uomo» e secondo il suo parere, donna e uomo sono due facce di una stessa medaglia. E’ questo, ha concluso «il significato del premio Shahrazad che viene conferito a coloro i quali s’impegnano per valorizzare il femminile, introducendo l’eterogeneità ed il pluralismo, secondo il principio basilare dell’uguaglianza».

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