Ven. Don Francesco Mottola

Io sono

una povera lampada ch’arde.

L’olio d’oro fu raccolto quasi a goccia a goccia,

con lunga pazienza e con amore grande:

l’olio d’oro che ricorda

la pressura dolorosa del frantoio

e l’umiltà

della raccolta su la terra nera.

Fu posto in un vaso di coccio

E fu accesa

Una lampada ch’arde

Alimentandosi della sua morte.

E’ il segreto di tutta la vita:

una fiamma

che cerca spasimando i cieli

e si alimenta di morte.

Arde ancora la fiamma e,

finché il povero vaso di coccio

non andrà in frantumi,

arderà – cercando i cieli.

Don Mottola

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Solenne celebrazione eucaristica per la chiusura dell’inchiesta diocesana su un presunto miracolo attribuibile al venerabile don Francesco Mottola

 TROPEA- E’ stato un momento di vera gioia e di festa per il popolo cristiano quello che si è vissuto nel pomeriggio di ieri presso la concattedrale. La solenne celebrazione eucaristica è stata seguita dal cerimoniale per la chiusura dell’inchiesta diocesana su un presunto miracolo attribuibile al venerabile don Francesco Mottola. Importante sottolineare che, più di una volta, i ministri della chiesa hanno tenuto a precisare che la dichiarazione di Beato per il Venerabile Mottola, spetta a Roma e bisogna attendere chela Congregazioneper le cause dei Santi esamini tutti i documenti relativi all’inchiesta condotta fin qui.

Alla solenne celebrazione hanno preso parte tante autorità tra cui il prefetto Michele Di Bari, il comandante provinciale dei carabinieri Daniele Scardecchia, il sindaco della città Gaetano Vallone. Presente anche la polizia municipale. Naturalmente l’intera famiglia Oblata, sacerdoti giunti dalle diocesi calabresi, le suore e tantissimi fedeli.

Ai piedi dell’altare, addobbato a festa, sulla sinistra è stato posto il gonfalone della città, sulla destra una gigantografia del venerabile don Francesco Mottola.

E nell’attesa che possa salire agli onori degli altari, mons. Luigi Renzo, vescovo della diocesi di Mileto- Nicotera – Tropea, ha officiato la santa messa coadiuvato da vescovi e da sacerdoti. Messa che è stata resa ancora più solenne dai canti del coro polifonico “don Giosuè Macrì” diretto dal maestro Vincenzo Laganà.

Mons. Renzo, nella sua omelia, ha sottolineato il momento solenne che si sta vivendo perché la diocesi è in festa così come la famiglia oblata, in tutti i suoi tre ordini, e le chiese di Calabria rappresentate da alcuni dei loro pastori che ha ringraziato per la loro presenza, ossia Francesco Milito vescovo di Oppido Mamertina – Palmi, mons Leonardo Bonanno vescovo di San Marco Argentano – Scalea, mons. Donato Oliverio vescovo Eparca di Lungro, mons. Vincenzo Rimedio vescovo Emerito di Lametia. Altri vescovi hanno fatto pervenire i loro messaggi, tra cui Mariano Crociata segretario generale della Cei e mons. Gerolamo Grillo. Dopo aver ringraziato anche tutte le altre autorità presenti e i fedeli, anche quelli giunti dai luoghi dove è viva l’opera di don Mottola, come Varapodio, si è soffermato sull’inchiesta diocesana sul presunto miracolo che pare possa essere attribuita all’intercessione di don Mottola. E’ stata un indagine lampo, ha proseguito, ed ha per questo ringraziato il postulatore don Enzo Gabrielli e tutto il tribunale diocesano composto dal giudice delegato don Francesco Sicari, dal promotore di giustizia mons. Vincenzo Varone, dal notaio Francesco Reda. Ha ringraziato il cancelliere Filippo Ramondino, il dott. Luca Cosentino, Marcello Filice così come tutti coloro che, da Roma perché il presunto miracolo è avvenuto lì, hanno permesso l’apertura ufficiale dell’inchiesta avvenuta l’8 agosto 2012. Il tribunale diocesano ha lavorato incessantemente compiendo 26 sessioni durante le quali sono stati ascoltati testimoni, esaminate tutte le prove raccolte portando a termine quanto prevedono le norme. Mons. Renzo ha quindi specificato che la parola adesso passa a Roma. Saràla Congregazioneper le cause dei Santi, composta  da medici, teologici e cardinali  a stabilire se la guarigione in questione è da considerarsi un miracolo avvenuto per intercessione del Venerabile don Francesco Mottola. Solo allora, il pontefice firmerà il decreto di dichiarazione di Beato. “E poi aspetteremo un altro miracolo per poterlo venerare sugli altari!”

A conclusione della celebrazione eucaristica, sull’altare si è insediato, quindi, il tribunale diocesano per la chiusura ufficiale dell’inchiesta presieduta da mons. Renzo. Il notaio Reda ha affermato che tutto si è svolto secondo le regole. Sull’intera documentazione, della quale sono state prodotte due copie conformi all’originale, sono stati posti i sigilli e preparati per essere inviati alla Congregazione a Roma per l’ultima parola.

L’intera cerimonia è terminata con la deposizione di una ghirlanda di fiori sulla tomba del venerabile don Francesco Mottola, nella navata destra della concattedrale. Giornata memorabile, quella di ieri, come quella del 5 aprile del 1924, quando il giovane Francesco Mottola venne ordinato sacerdote e da quel giorno, il suo apostolato fu una vera benedizione per i poveri e gli abbandonati da tutti (i nuju du mundu), che cercò di tirar fuori non solo dai tuguri tropeani, ma dall’intera Calabria. Con loro condivise dolori e pene e per loro spese le sue energie e la tutta la sua vita. E al suo fianco, l’altra anima bella e generosa di Irma Scrugli e tutti gli Oblati che hanno condiviso i suoi progetti d’amore per il prossimo.

Vittoria Saccà

La causa di beatificazione di Don Mottola segna un altro passo importante

TROPEA – Il pomeriggio di oggi sarà un momento importante per la città e soprattutto per la famiglia Oblata che cammina sulle sue orme. Alle ore 17, infatti, nella Concattedrale, avverrà una solenne celebrazione al termine della quale sarà chiusa l’inchiesta diocesana su un presunto miracolo attribuibile al venerabile don Francesco Mottola. Ad officiare la santa messa sarà il vescovo della diocesi mons. Luigi Renzo. Al suo fianco vi saranno anche il vescovo emerito mons. Vincenzo Rimedio, mons. Francesco Milito, vescovo della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, tanti altri sacerdoti. Giungeranno fedeli da tutte le diocesi di Calabria e parteciperà anche il coro polifonico don Giosuè Macrì sotto la direzione del maestro Vincenzo Laganà, autore dell’Opera sacra “L’aquila che raggiunse il sole” dedicata a don Mottola. Dopo la messa, mons. Renzo chiuderà ufficialmente l’inchiesta diocesana e tutti sosteranno di fronte alla tomba del venerabile che riposa nella navata destra della concontedrale ai piedi del crocefisso. Da giorni in città ci si prepara a questo particolare giorno. Il 2 aprile, infatti, dedicato a San Francesco di Paola, e onomastico di don Mottola, don Francesco Sicari ha celebrato una messa nella sua casa natale, proprio nell’altare dove il venerabile sostava in preghiera e celebrava le sue messe. Nell’omelia, don Sicari ha esortato tutti a fare propri gli insegnamenti di don Mottola che aveva nel cuore sempre gli umili e i diseredati, per i quali spese tutta la sua vita scendendo nei tuguri e sollevando la povera gente dalla miseria. Ha esortato anche, in special modo la famiglia Oblata, a continuare a spendersi per gli altri senza sosta e a divulgare gli insegnamenti del Padre affinché tutti li possano conoscere. La città tutta dovrebbe tenere nel suo cuore una figura così nobile come don Francesco Mottola, dono che il cielo ha voluto dare a tutti. La causa di beatificazione, quindi,  nella giornata di oggi, che coincide con l’ordinazione sacerdotale del venerabile avvenuta il 5 aprile del 1924, segna un passo importante in tutto l’iter. Il cammino versola Beatificazione, infatti, ha avuto inizio il 15 ottobre del 1981, quando il Beato Giovanni Paolo II diede il suo parere favorevole all’introduzione della processo cognizionale, così, l’11 febbraio 1982 il vescovo Domenico Cortese costituiva il Tribunale e lo insediava solennemente nella Concattedrale di Tropea. Primo presidente di questo inizio di cammino è stato mons. Vincenzo Rimedio che rinunciò al mandato per la sua nomina a vescovo di Nicastro. Gli subentrò mons. Vincenzo De Chiara deceduto nel novembre del 1984. Gli successe nell’incarico Don Ignazio Toraldo. Il processo fu concluso il 29 giugno 1988 e gli atti furono consegnati al Postulatore P. Antonio Cairoli e quindi alla Congregazione per le cause dei Santi. Nel corso degli anni si sono susseguiti diversi postulatori nominati a seguire la causa, l’ultimo è stato p. Luca De Rosa OFM. Il 17 dicembre 2007, il Pontefice Emerito Benedetto XVI dichiarava Venerabile il Servo di Dio don Francesco Mottola. Il 9 dicembre 2011, il vescovo Luigi Renzo nominava don Enzo Gabrieli della Arcidiocesi di Cosenza – Bisignano come nuovo postulatore.  Il 29 giugno 2012, sempre mons. Renzo, annunciava alla diocesi la volontà di istruire un’inchiesta diocesana su un presunto miracolo attribuito all’intercessione di Don Mottola, avviandone le fasi preliminari.  Dopo aver ricevuto il nulla osta della Congregazione dei Santi il 31 luglio 2012, costituiva il tribunale composto dal giudice delegato don Francesco Sicari, dal promotore di giustizia mons. Vincenzo Varone, dal notaio Francesco Reda e dal perito medico dott. Cosentino che apriva l’inchiesta l’8 agosto2012. Intutto questo tempo, sono avvenute ben 26 sessioni durante le quali sono state raccolte le prove documentali sul presunto miracolo, sono stati esaminati i testimoni (23 testimoni e 2 ex officio) ed espletate tutte le fasi dell’inchiesta, secondo quanto prevedono le norme servandae della Congregazione per le cause dei Santi. Con la chiusura dell’inchiesta e l’invio degli atti alla Congregazione, composta da medici, teologi e cardinali, il giudizio adesso passa a Roma. I membri esamineranno tutta la documentazione e daranno infine il loro parere che, se sarà favorevole, darà l’opportunità al nuovo Pontefice, unico giudice, di ordinare la firma del decreto per la beatificazione. Il vescovo Renzo ha evidenziato che “senza con questo voler anticipare il giudizio della Chiesa in merito, è forte in ognuno di noi l’auspicio che presto il nostro Venerabile possa essere proclamato Beato”. Don Sicari, che si è comunque dimostrato assai fiducioso nel giudizio che dovrà pervenire da Roma, ha dichiarato “La chiusura del processo non è già una dichiarazione di beatificazione né si vuole anticipare il giudizio della Chiesa. Come giudice delegato, posso attestare che al termine della fase istruttoria e dopo aver esaminato i vari documenti e sentito gli esperti, siamo consapevoli di aver fatto un buon lavoro e fiduciosi che ci siano le condizioni perché la guarigione che abbiamo valutato possa ritenersi un miracolo, attribuito all’intercessione di Don Mottola. Nell’attesa che giunga presto la parola della Chiesa sulla beatificazione di questa esemplare e luminosa figura di sacerdote, sia corale e perseverante la nostra preghiera. Il Venerabile don Francesco Mottola è una luce che brilla senza tramonto nei cieli infiniti di Dio e illumina e guida nella notte del tempo il cammino della nostra chiesa”.

Vittoria Saccà

Il prossimo 5 aprile si chiuderà l’Inchiesta diocesana su un presunto miracolo attribuito all’intercessione di don Francesco Mottola

TROPEA – La strada della santità è la più lunga e difficile, ma è quella che conduce all’unico porto sicuro. Ed è la strada che don Francesco Mottola ha voluto percorrere nel tempo della sua permanenza terrena, cercando il volto di Dio anche qui, tra la sua gente, in attesa di poterlo contemplare nell’eternità. La causa di Beatificazione aperta dalla Sacra Congregazione dei Riti, il 15 ottobre 1981, oggi segna un altro importante passo, ossia la conclusione dell’Inchiesta diocesana su un presunto miracolo attribuito alla sua intercessione che avverrà il prossimo 5 aprile, alle ore 17, con una solenne Concelebrazione presso la Concattedrale di Tropea, ai piedi dell’immagine della Madonna di Romania tanto cara a don Mottola.

Come si ricorderà, l’eroicità delle sue virtù sono state riconosciute dal papa Emerito Benedetto XVI già il 17 dicembre 2007 per cui ne è scaturita la proclamazione della sua venerabilità. Il passo successivo, quello che lo porterà alla proclamazione di Beato, vuole il riconoscimento di un miracolo a lui attribuito. Pare che questo ci sia stato. Ma si aspetta il parere della Chiesa di Roma a cui verrà inviato tutto il carteggio relativo alla fase diocesana del processo di Beatificazione, aperto lo scorso 29 giugno 2012, e sul quale hanno lavorato, su designazione di mons. Renzi, il Postulatore don Enzo Gabriele e i membri del Tribunale diocesano, composto da mons. Vincenzo Varone, don Francesco Sicari e dal dott. Francesco Reda. Di don Francesco Mottola, non basta mai lo spazio per poterne elencare le grandezze. Figlio di questa città, nacque il 3 gennaio del 1901 da Antonio e Concetta Braghò. Da piccolino mostrò il suo amore per il prossimo, soprattutto verso i compagni più bisognosi. Studiò presso il Seminario vescovile della città frequentando le elementari, la media e il ginnasio. Poi si trasferì al Seminario regionale di Catanzaro proseguendo gli studi filosofici e teologici. Il 5 aprile del 1924 venne ordinato sacerdote, cerimonia che si tenne proprio ai piedi della Madonna di Romania. Giornata importante nella sua vita, quindi, che mons. Renzi ha voluto rimarcare organizzando la conclusione dell’inchiesta diocesana proprio in quella data e nello stesso luogo. Leggendo, probabilmente, nel cuore del Venerabile quando in quel giorno di 89 anni fa consacrò tutta la sua esistenza a Dio chiedendo aiuto alla Madre celeste. E la vita di don Mottola fu tutto un dare. Egli fu maestro di vita per tutti. Ben presto si distinse per le sue grandi doti e gli furono conferiti incarichi di responsabilità nelle organizzazioni diocesane dell’Azione Cattolica. Insegnò teologia per diversi anni, fu rettore del seminario di Tropea dal 1929  al 1942, insegnò materie letterarie e nel 1931 fu canonico della cattedrale. Non trascurò le iniziative culturali e tra mille cose, fondò il “Seminario di cultura” e nel 1933 la rivista “Parva favilla”. Scrisse tanto lasciando a noi almeno 7.500 lettere. La sua attenzione maggiore, però, fu rivolta ai più deboli, a quelli che definiva “i nuju du mundu”, abbandonati nella fame da un mondo indifferente. “Ho sentito il singhiozzo della mia gente nel mio povero cuore – scriveva – La gente di Calabria nel suo itinerario dolorosissimo non ha conforto, come Gesù, e bisogna confortarlo nella salita necessaria al Calvario”. E fu per loro che affrontò tutte le difficoltà per costruire un tetto dove potessero trovare riparo nel corpo e nell’anima, e riconquistare quella dignità che la miseria aveva cancellato. Nacquero le case della carità, “le case d’oro”, a Tropea, a Limbadi, a Vibo Valentia, a Roma, a Corello; pensò anche alle anziane sole e abbandonate, quindi ad una casa di riposo. Fondò l’Istituto secolare della “Famiglia degli Oblati e delle Oblate del Sacro Cuore”  affinché i “nujiu du mundu” potessero avere assistenza. Assicurò assistenza anche ai disabili. Cuore grande e nobile il suo che aveva voglia di lenire tutti i dolori della sua terra di Calabria e non solo. “Voglio, con la tua grazia, farmi santo” pregava. Nella sua vita, quattro punti fermi “soffrire, tacere, godere, dimenticarsi!” Ed anche il desiderio di portare al Signore altre anime belle, e lo fece con coloro che condivisero i suoi obbiettivi di amore. Dalla dolcissima Irma Scrugli, a Maria Lo Cane, al prof. di filosofia Giuseppe Lo Cane, a mons. don Domenico Pantano che, tra le altre cose,  continuò il suo Parva Favilla, a tantissimi altri che ieri come oggi, hanno cura delle opere da lui lasciate. Nonostante le sofferenze dovute alla paralisi che lo colpì  all’età di 41 anni, nel 1942, non si fermò mai. Fino alla sua morte avvenuta il 29 giugno del 1969 inodore di santità.

Vittoria Saccà

Parlano di don Francesco Mottola

 TROPEA – Le spoglie del venerabile don Francesco Mottola riposano all’interno della Concattedrale, nella navata destra, sovrastate dal suggestivo crocefisso ligneo quattrocentesco. Al lato arde sempre una lampada, cardine di quella miriade di faville che lui immaginava potessero sprigionarsi e infiammare il mondo d’amore. E da quel luogo sacro e santo, si dipanano per tutta la città altri punti importanti che parlano al viandante di lui. Intanto la casa dove visse molti anni della sua vita e che si erge sul lato destro del tipico affaccio tropeano, sulla rupe a picco sul mare, alla fine del corso Vittorio Emanuele. L’appartamento è all’ultimo piano. Già nel fare le scale, si respira un’aria diversa, perché è un salire verso un luogo dove visse un uomo pio e santo, ora museo, dal 2001, perché lì è conservato tutto quello che fu il suo piccolo mondo. Dal letto dove soffrì e morì, ai libri, all’inginocchiatoio, al crocefisso, ai suoi paramenti, tutto. E persino il rumore del mare, quello che spesso ascoltò e cantò nei versi, sembra essere rimasto quello del suo tempo. Sentimenti speciali che si provano solo tra quelle mura. Come speciali sono le atmosfere che si vivono nella casa da lui fondata in via Abate Sergi, così come negli ampi locali della casa di riposo a lui intitolata, dove trascorrono il loro tempo donne anziane tra le cure amorevoli delle oblate. Bello è, però, l’esercito di fedeli che lo venera nel più profondo del cuore. Un esercito formato non solo da coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, e raccontano con gli occhi raggianti di quando lo incontrarono, ma anche da coloro che si sono innamorati di lui solo attraverso il racconto degli altri, o incontrando il suo pensiero di vita, e quindi i suoi insegnamenti, tra le righe dell’Opera Omnia. Senza contare le aggregazioni che nel tempo si sono formate in suo nome. Dalla Fondazione don Mottola, che premia ogni anno coloro che si sono distinti nell’opera di evangelizzazione, agli Amici della Fondazione, al gruppo Faville, a quelli di Faville di Speranza dove sono riuniti tanti bambini. Una bella eredità di cuori e di anime è quella che ha lasciato su questa terra il Venerabile don Mottola, un esercito di persone che si prefigge di camminare sulle sue orme per raggiungere quel sole al quale lui sempre aspirò, tanto da essere paragonato ad un’aquila. A quell’aquila “che raggiunse il sole” come scrisse e musicò il maestro Vincenzo Laganà nell’Oratorio sacro che gli volle dedicare. Sulle sue orme, anche tanti sacerdoti, giovani e meno giovani, perché fu anche un esempio di vita sacerdotale per tutto il clero calabrese.

Vittoria Saccà

La lettera del vescovo della diocesi di Mileto – Nicotera – Tropea mons. Luigi Renzo

 TROPEA – E’ con la seguente lettera che il Vescovo della diocesi di Mileto – Nicotera – Tropea, mons. Luigi Renzo, ha comunicato la data di un evento straordinario al quale ha invitato tutta la cittadinanza. Ai Sacerdoti, Religiosi e Religiose, ai Membri degli Istituti di vita consacrata, a tutti i fedeli laici della diocesi, scrive il vescovo “la nostra comunità diocesana si appresta a vivere un altro momento significativo ed esaltante della sua storia. Dopo l’apertura, lo scorso 29 giugno 2012, della fase diocesana del Processo di Beatificazione del Venerabile don Francesco Mottola, il prossimo 5 aprile, anniversario della sua Ordinazione Sacerdotale (5 aprile 1924), alle ore 17, con una solenne Concelebrazione nella Concattedrale di Tropea, verrà chiusa l’Inchiesta diocesana su un presunto miracolo attribuito alla sua intercessione. Senza con questo voler anticipare il giudizio della Chiesa in merito, – prosegue il prelato – è forte in ognuno di noi l’auspicio che presto il nostro Venerabile possa essere proclamato Beato. In un momento così bello per tutti, sento il bisogno di invitare soprattutto i Parroci a voler informare nei modi più idonei le rispettive comunità e a voler partecipare entusiasticamente e coralmente all’importante evento”. Il vescovo della diocesi prosegue soffermandosi sul periodo che si sta vivendo, infatti scrive “In questo tempo di Quaresima, tempo di grazia e di misericordia, sentiamoci accompagnati e stimolati nel nostro cammino penitenziale di conversione anche dalle parole e dall’esempio di don Mottola, che ebbe a scrivere: Bisogna aprire le finestre al Sole; è necessario innamorarsi del Sole; è necessario conquistare il Sole, messaggio questo di grande suggestione che ci fa senz’altro sentire coinvolti attivamente nella ricerca della luce di Dio e nello sforzo di ravvivare con decisione la nostra fede”. Un pensiero affettuoso lo rivolge anche al papa emerito Benedetto XVI, aggiungendo “Ed ora, fratelli carissimi, il nostro pensiero affettuoso non può non andare al S. Padre Benedetto XVI, che con umiltà e coraggio in questi giorni ha voluto rinunciare al suo ministero petrino. Vogliamo ringraziarlo per la testimonianza di amore alla Chiesa dimostrato in questi anni, come vogliamo stargli vicino con la preghiera e l’intima devozione per il tempo che il Signore vorrà ancora lasciarlo tra noi”. Esprime quindi la sua gratitudine a coloro che in questi mesi si sono adoperati nell’Inchiesta diocesana. A loro, mons. Renzo esprime “piena e viva gratitudine” quindi al Postulatore don Enzo Gabriele ed ai membri del Tribunale diocesano, composto da mons. Vincenzo Varone, don Francesco Sicari e dal dott. Francesco Reda “per l’amore e la sollecitudine con cui hanno saputo condurre l’inchiesta sul predetto presunto miracolo, pur con le difficoltà e gli imprevisti che ha comportato. Non è stato facile concludere in così poco tempo l’intera operazione”. Renzo conclude la sua lettera dando appuntamento al 5 aprile e augurando a tutti “una Santa Quaresima di conversione e di amore e su tutti imploro la Benedizione del Signore”.

Vittoria Saccà 

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“Voglio guardare sempre e solamente il Cielo. La timidezza è una malattia dell’orgoglio: quando l’anima si è perduta in Dio, tutto osa, perché l’io non importa più nulla.”  Ven. don Mottola (14 novembre 1936)

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 “Francesco servo di Dio – L’Aquila che raggiunse il Sole” – Sacra rappresentazione in onore del Venerabile Padre  Don Francesco Mottola

TROPEA – “Nella mia terra di Calabria ho rifatto in ginocchio la Via Crucis: son passato per tutti i villaggi, son sceso in tutti i tuguri, ho transitato per tutte le quattordici stazioni. Ho sentito il singhiozzo della mia gente nel mio povero cuore. La gente di Calabria nel suo itinerario dolorosissimo non ha conforto -come Gesù- e bisogna confortarlo nella salita necessaria al Calvario.” Don Francesco Mottola, che Papa Benedetto XVI ha dichiarato Venerabile il 17 dicembre 2007, scriveva così, in uno dei suoi tantissimi messaggi d’amore per il prossimo, quella fetta di umanità che stava dentro al suo cuore, perché bisognosa di tutto e perché, per lui, rappresentava il Cristo. E’ un esempio per tutti, questo eccezionale figlio tropeano  che visse la sua esistenza in continuo odore di santità, con il corpo legato alla terra e l’anima sempre protesa verso l’alto, alla ricerca della luce di Dio e della sua immensa bontà. Era il 29 giugno del 1969, quando il Venerabile coronò il suo sogno di giungere finalmente in Paradiso, pronunciando ancora per l’ultima volta il suo  “Eccomi, eccomi tutto”. La sua città natale e che oggi conserva amorevolmente le sue spoglie all’interno del Duomo, lo ricorda in ogni occasione e soprattutto nell’anniversario della sua morte. Quest’anno, il 29 giugno sarà davvero memorabile perché, insieme alle manifestazioni in suo onore, che tradizionalmente vengono organizzate dall’Istituto degli Oblati del Sacro Cuore di Tropea e dalla Fondazione Don Mottola, avverrà uno straordinario evento al quale sono in tanti a prepararsi già da tempo. Vi sarà la prima rappresentazione dell’Oratorio Sacro ispirato alla sua vita e ai suoi scritti, e avverrà proprio all’interno della cattedrale dove il Venerabile riposa accanto all’effige della Madonna di Romania che amava immensamente e della quale scrisse “E’ l’arte pura di Dio, la Santità senz’ombra, nella pienezza della grazia”. L’opera musicale sacra, che s’intitola “Francesco servo di Dio – L’Aquila che raggiunse il Sole”, è tutta frutto dell’ingegno del maestro tropeano Vincenzo Laganà. Un’opera che egli ha elaborato prima di tutto dentro il suo cuore, e dettata principalmente dall’irresistibile fascino che la figura di don Mottola esercita in tutti coloro che si avvicinano verso la conoscenza di quella che fu la sua vita. E’ un’opera ambiziosa, che il maestro Laganà sta realizzando grazie all’input datogli da don Felice Palamara, questo giovane, presto sacerdote, in grado di infondere fiducia nel poter realizzare anche ciò che potrebbe sembrare impossibile perché, dice don Felice, “la Madonna ci aiuta”. E così, quel che sembrava un sogno impossibile, sta per diventare realtà. La Sacra rappresentazione sarà eseguita con un’orchestra, con un coro di circa 70 elementi, con 5 voci soliste e una voce recitante. Durerà un’ora e sarà senza alcuna interruzione. Oltre al coro Polifonico “Don Giosuè Macrì”, del quale il maestro Laganà è il direttore, in questa straordinaria occasione vi partecipano anche alcuni affermati cori polifonici del vibonese, come “Nuova Corale Polifonica” della provincia di Vibo Valentia, “San Sebastiano” di Pernocari”, “La Sacra Famiglia” di Vibo Valentia, “San Francesco d’Assisi” di Presinaci e “Gaudete” di Triparni. Alcuni coristi hanno dichiarato il loro entusiasmo nel partecipare a questa avventura, poiché lentamente, prova dopo prova, si innamorano sempre più del Venerabile, del quale ripercorrono la vita e soprattutto la sua spiritualità, attraverso il canto. Il progetto per la realizzazione dell’Oratorio è stato appoggiato sin da subito dall’Istituto delle Oblate del Sacro Cuore, da don Ignazio Toraldo di Francia, parroco della Cattedrale e Fratello Maggiore dei Sacerdoti Oblati. Anche Mons. Luigi Renzo, Vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, ha accolto positivamente l’iniziativa, benedicendo l’opera. Naturalmente, tutti gli organizzatori dell’evento si sentono profondamente coinvolti, dal presidente del coro polifonico “Don Giosuè Macrì” Paolo Ceraso, al maestro collaboratore Mario Muscia. Dai coristi e i professori d’orchestra, ai maestri preparatori dei cori, Franco Arena e Olimpia Lombardo.

Vittoria Saccà

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Pensieri MOTTOLIANI

Dagli scritti del Venerabile Don Francesco Mottola.
” Ho nell’anima sempre la divina speranza della santità, è Dio che l’ha messa nel mio cuore, come una certezza, è lo Spirito che l’alimenta. Quello Spirito che nel buio più fondo mi fa divinamente pregare: Abbà, Padre! La santità, è soprattutto questione di fiducia nel Signore: noi non siamo niente, Dio è tutto! Ecco perchè ripeto con gesto più ardito e più ardente il mio povero dono totalitario: Cristo Gesù, voglio farmo santo!”
 
 
 
 

 

 

Venerabile Don Francesco Mottola

 

“Se avessi tre bussole, ve ne darei una per ciascuno: nella sua materialità, vi direbbe qual è il vostro dovere. Si gira, si rigira, ma dopo alcuni tentennamenti, l’ago si volge al nord. Verranno nella vostra vita i dolori, gli sconforti, forse qualche volta dimenticherete Gesù, ma dopo, sempre l’anima vostra si orienti verso di Lui.”

Venerabile Don Francesco Mottola

Canto di mare – “…Quando ascolto il mare io sento la voce di tutti e tutti i canti: perché non esiste che un canto solo, un canto d’implorazione della creatura al Creatore. Ecco perché la Casa della Carità sorge sul mare, ecco perché la profanazione del mare, a me pare un sacrilegio”.

Venerabile Don Francesco Mottola

Bisogna ricorrere agli ancoraggi su le rive dell’Eternità. Ulisse li cercò tanti e tanti anni… gli ulissidi sono tanti. Ma è necessario seguire la scia segnata su tutti i mari dalla barca divina di Pietro, luminosamente!

Venerabile Don Francesco Mottola

“Il tempo è limite che condiziona la nostra corporeità e tarpa il volo. Il tempo si congela in ispazio, che sale e veste di parola anche il pensiero. Tutto questo esige l’Eterno. Ma l’Eterno non si conquista che evadendo dal tempo.”

Ven. don Francesco Mottola


… da Tropea a Napoli.  Tutto il mondo è lo stesso e i veri beni sono quelli dell’anima.

Ven. don Francesco Mottola

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don francesco mottola

Quarant’anni fa tornava alla casa del Padre

Venerabile Don Francesco Mottola

29 giugno 1969 – 29 giugno 2009

 

Sul finire di corso Vittorio Emanuele, prima che il panorama che si gode dall’affaccio colpisca gli occhi per la sua bellezza, sulla destra s’incontra Palazzo Mottola Gabrielli. E non è un palazzo come tanti per il fatto che, tra quelle mura, visse il Venerabile don Francesco Mottola, sacerdote buono e pio a cui la città deve molto per aver teso le sue mani ai più diseredati del suo tempo. A salire attraverso quelle scale, e al solo pensiero che lui, alla stessa maniera, chissà quante e quante volte compì gesti simili,  si prova un’emozione speciale perché l’odore di santità si respira ad ogni passo.

In quella casa il Venerabile parlò con Dio e a Lui dedicò la sua vita offrendo tutto se stesso, nelle gioie e nei dolori, per la salvezza delle anime.

La casa, già dal 2001, è divenuta un museo. E’ possibile sostare nella sua camera da letto, guardare i tanti libri, l’inginocchiatoio, il crocefisso e tanto altro ancora, come la teca che conserva gli strumenti di penitenza che don Mottola portava. Dalla porta – finestra poi, giungono i rumori del mare, di quel mare che il Venerabile amava ascoltare, forse perché immaginava che le onde lo elevassero fino a Dio, al quale disse spesso la parola “eccomi” in segno di completa devozione.

Don Francesco Mottola, paragonato ad un’aquila perché è riuscito ad elevarsi misticamente quasi fino a cielo, nacque a Tropea il 3 gennaio 1901, da Antonio e Concetta Braghò. Primo seminarista nel 1911, frequentò la scuola elementare, media e ginnasiale presso il Seminario vescovile di Tropea, passando al Seminario regionale di Catanzaro. Continuò con gli studi filosofici e teologici e venne ordinato sacerdote nel 1924 ai piedi della Madonna di Romania che tenne sempre nel suo cuore. Si distinse per le sue doti e ben presto ottenne incarichi nelle organizzazioni diocesane dell’Azione Cattolica mentre insegnò teologia per diversi anni. Fu poi rettore del seminario di Tropea dal 1929  al 1942 e insegnò anche materie letterarie. Nel 1931 fu nominato canonico della cattedrale. Di elevata cultura, si attivò per la promozione di iniziative culturali e per cercare di aggregare sempre più il clero calabrese. Fondò il “Seminario di cultura” e nel 1933 la rivista “Parva favilla”. Scrisse, scrisse tanto, lasciando anche circa 7.500 lettere.

Ma la sua maggiore attenzione la riservò ai più deboli per i quali non risparmiò fatiche, impegno, amore.

Le case della carità furono una sua idea, perché in esse bisognava accogliere coloro che dalla vita avevano avuto poco o niente. Lì avrebbero trovato carità, amore e gioia di vivere, oltre ad un loro riscatto sociale. Con enormi sacrifici, ne costruì una a Tropea, a Limbadi, a Vibo Valentia, a Roma, a Corello; pensò anche alle anziane sole e abbandonate e costruì per loro il villaggio don Mottola. Fondò quindi l’Istituto secolare della “Famiglia degli Oblati e delle Oblate del Sacro Cuore”  affinché i “nujiu du mundu” potessero avere la giusta assistenza.

Non trascurò la rieducazione psico-motoria dei disabili, l’assistenza a domicilio delle famiglie bisognose, le case-famiglia e le mense dei poveri. E quando all’età di 41 anni, nel 1942, venne colpito da una paralisi che lo privò persino dell’uso della parola, non si fermò. Continuò ad offrire al Signore tutti i suoi giorni e ad aprire le sue braccia e il suo cuore a tutti coloro che a lui si rivolgevano.

Instancabile sacerdote, uomo di Dio! Forte perché forte nella fede, perché desideroso di santità e di raggiungere le porte del cielo. “Voglio, con la tua grazia, farmi santo – pregava – e ti chiedo, come nell’aurora: amore e immolazione, e poi anime e anime! Eccomi, Gesù. Ancora: soffrire, tacere, godere, dimenticarsi!”

Morì il 29 giugno del 1969 facendo così ritorno alla casa del Padre. La Sacra Congregazione dei Riti, il 15 ottobre 1981 autorizzò l’apertura del processo diocesano per la Causa di beatificazione. Servo di Dio per diversi anni, il papa Benedetto XVI lo ha dichiarato “Venerabile”  il 17 dicembre 2007.

A quarant’anni dalla sua morte, quindi il 29 giugno 2009, la diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, guidata da Mons. Luigi Renzo,  ha organizzato un convegno regionale che si è tenuto nel seminario vescovile di Mileto per ricordarlo degnamente.

Le sue spoglie riposano nel duomo di Tropea; accanto alla tomba, una lampada sempre arde.

“Io sono una povera lampada ch’arde. – Scriveva Don Mottola – L’olio d’oro fu raccolto quasi a goccia a goccia, con lunga pazienza e con amore grande: l’olio d’oro che ricorda la pressura dolorosa del frantoio e l’umiltà della raccolta su la terra nera. Fu posto un vaso di coccio
E fu accesa una lampada ch’arde alimentandosi della sua morte. E’ il segreto di tutta la vita: una fiamma che cerca spasimando i cieli e si alimenta di morte. Arde ancora la fiamma e, finché il povero vaso di coccio non andrà in frantumi, arderà – cercando i cieli”. E il nostro Venerabile, è quasi giunto alla porta dei cieli, a Lui va il nostro più profondo amore.

Vittoria Saccà

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PREGHIERA  PER LA BEATIFICAZIONE  DI DON MOTTOLA

Fa, o Signore,

che l’eroicità delle virtù del Venerabile Servo di Dio don Francesco Mottola diano luce,

forza e vigore all’intera Calabria,
la cui rinascita spirituale, morale e sociale egli  sempre additò.
Ti domandiamo che la sua luminosa figura sacerdotale, vittima ed olocausto d’amore,

possa giungere presto al traguardo della Beatificazione.
Per l’intercessione del Venerabile Servo di Dio, concedici umilmente la grazia che ora ti chiediamo.

(un Pater, Ave, Gloria)

Canto di mare

Lo ascoltavo così, come canto,

lo sbatter dell’onda sul lido…

Erano aurore e tramonti,

eran meriggi ardenti

e mare e luce erano una cosa sola,

erano un solo canto luminoso.

Canto di speranza al mattino,

pienezza meridiana di luce,

al tramonto nostalgia di infinito,

nell’attesa che il Signore parlasse.

Un giorno il Signore parlò,

e non vidi più il mare,

ma tutte le sue voci si raccolsero nel mio povero

cuore sempre in attesa.

Risentii il suo canto ed ora era preghiera,

preghiera sempre,

anche quando ruggiva la tempesta.

Preghiera uguale e serena nel ritmo armonioso

che orlava di spuma bianca la riva.

Ogni attimo una composizione

nuova di bellezza e di suono.

Quando ascolto il mare io sento

la voce di tutti e tutte le voci delle creature:

perché non esiste che un canto solo,

un canto d’implorazione

della creatura che geme, al Creatore.

Ecco perché la Casa della Carità sorge sul mare,

ecco perché la profanazione del mare

a me pare un sacrilegio.

 

Ven. don Francesco Mottola

 

don mottol1

Dalla lettera di Don Francesco Mottola:
Fratelli,
la preghiera, è la forza più grande che ci mette in contatto con Dio – forza divina. Senza questo contatto, sarà sterile ogni nostro sforzo, perchè ogni sforzo umano, per sè sarà inutile all’ apostolato e forse dannoso.Fissiamo il nostro fine, la nostra meta soprannaturale: il Cuore di Dio. Noi siamo assetati d’infinito. Nessuna cosa vale a spegnere la nostra sete. Seppur abbiamo tante volte accostato le labbra arse alle cisterne del mondo – ma l’arsura resta intatta. La sorgente è il Cuore di Dio. Preghiamo e andiamo con la nostra volontà decisa, verso la meta L’ anima nostra, soltanto con la preghiera attinge Dio. Ma abbiamo il dovere sociale di aiutare gli altri a raggiungere Dio – nostro fine.


Padre Don Francesco Mottola o.s.c

Dal vangelo di Marco.
” Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre: questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!”
Dalla lettera del Venerabile Don Francesco Mottola:
Carissimi,
noi non possiamo comprendere Dio, senza lasciare le inutilità che opprimono l’intelletto e il cuore. Tutto il mondo, è in attesa di una grande aurora di santità che lo salvi, perchè solo la santità può salvarlo: perchè ogni santo è Cristo che ritorna. Nella terra sempre più buia, dobbiamo accendere delle luci splendenti di Cristo; è per questo che nel nostro tessuto umano che marcisce, dobbiamo inserire delle cellule vive di quella vita ch’è veramente VITA.
Don Francesco Mottola.
preghiamo con Don Mottola:
Signore convertimi finalmente al Tuo amore. Boisogna andare ad ogni costo alla sorgente della luce, dove si trova l’essenza e la natura delle cose. Bisogna che l’uomo si faccia prestare gli occhi divini di Cristo, e attraverso la sua pupilla, veda tutte le cose. Vieni Signore Gesù.AMEN
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AUGURI DI UNA SANTA PASQUA  (24 aprile 2011)

Dagli scritti del Venerabile Padre:
1 aprile 1924
…”2) se avessi tre bussole, ve ne darei una per ciascuno: nella sua materialità, vi direbbe qual è il vostro dovere.
Si gira, si gira, ma dopo alcuni tentennamenti, l’ago si volge sempre a nord.
Verranno nella nostra vita i dolori, gli sconforti, forse qualche volta dimintecherete Gesù, ma dopo, sempre l’anima vostra si orienti verso di lui”
DIARIO DELLO SPIRITO
F. MOTTOLA O.S.C.

 

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